25 luglio, mercoledì: Cima Bianca

            Gita favolosa fino alla Cima Bianca (m. 3009), consigliata da un testo guida in 2 giorni. Ma siccome ci sarebbe da pernottare al bivacco Tzan (Cian), il PPS, ufficiale snob con la puzza sotto il naso, rifiuta sdegnosamente e obbliga il compagno a fare tutto in un giorno. Ore 5 levata. Ore, 5,30 in cucina, dove troviamo la cuoca Marisa (74 anni) intenta a prepararsi qualcosa di caldo perché incimurrita. A lei si deve la barzelletta che apre la giornata: con riferimento al PPS afferma: “ma lui è un bravo ragazzo!”. Alle 6,20 inizia la camminata da Chate con lunghissimo avvicinamento su strada sterrata praticamente pianeggiante. La gamba ammorbata di d. Beppe è guarita grazie alla farmacia del semi-dotttore Egisto. Segnaletica al solito orrenda: solo una segnalazione, all’inizio, del bivacco Tzan, poi più nulla. Ergo, litanie non precisamente lauretane del don, ai bivi. Dove gli incroci si moltiplicano, causa numerose strade per diversi alpeggi, un giovane camionista gentile ci illumina. Finalmente si abbandona la strada sterrata e per sentiero, inizialmente difficile da individuare, ci si avvicina alla meta, passando per ampi pratoni dove il PPS mostra d’aver paura di mucche ed api. Sosta ai pedi di una grande pietraia sotto la cresta. La pietraia risulta facile da salire perché percorsa praticamente da una scalinata preparata a regola d’arte. Onore al merito! Lunga cresta finale la cui salita è interrotta da due eventi concomitanti: l’occhio dell’essere genepicamente modificato coglie la presenza dell’erba e, contemporaneamente, appaiono, più in alto una coppia umana e una coppia canina che discendo dalla cima, raggiunta prima di noi grazie al fatto d’aver dormito al bivacco Tzan. Ottima scusa per sosta, chiacchiere e saluti; poi, quando le 2 coppie scompaiono, incomincia la raccolta e, intanto, il PPS commenta: “Meno male che non siamo andati al bivacco, perché non avrei dormito con 2 cani pulciosi!”. Si prosegue per la cima. Ad un certo punto la cresta sembra complicata ma poi si trova la strada giusta. Proprio sotto la cima si lasciano gli zaini e si fanno gli ultimi metri in facile arrampicata. Ore 11,20, tocchiamo la Croce di vetta: giornata stupenda, senza una nuvola e solo con vento. Questa volta, sul libro di vetta scrive d. Beppe, e scrive una formula che sarà ripetuta anche in seguito: “Paolo. d. Beppe. Grazie a Dio. Giornata ok. Un saluto agli amici, compreso Robertino”. Poi discesa. Siccome il percorso è PD-PP, a quota 3007, il PPS rimane vittima di un lapsus freudiano che gli fa dire la verità: “Io non sono un alpino; sono un ufficiale alpino, che è un’altra cosa”. Subito dopo, a quota 3006, ululato dell’essere genepicamente modificato perché uno splendido ciuffo fa bella mostra di sé dove ci sono gli appigli per la discesa. Sosta ad un nevaio per il pranzo. Purtroppo, l’essere… ha dimenticato la birra e non può metterla al fresco nella neve: orrendo neo della giornata pur splendida! Il PPS mangia, poi si mette a dirigere col cellulare l’azienda e scende dimenticando il vestiario messo ad asciugare. L’essere… ricupera e scende raccogliendo erba, con frequenti ululati di compiacimento. Discesa velocissima e senza storia: alle 16.30 d. Beppe è pronto per celebrare per le cuoche, a Perreres.

25 luglio, mercoledì: Cima Biancaultima modifica: 2007-07-25T23:05:00+02:00da paolo-s
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